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Carlo Alberto dalla Chiesa

Ricordiamo > Eroi dell'Arma

Carlo Alberto dalla Chiesa

Generale Carlo Alberto dalla Chiesa

di Enzo Viola

Saluzzo, cittadina piemontese lo vede nascere il 27 settembre 1920.
Figlio e fratello di ufficiali dell’Arma, divenne ufficiale di complemento di fanteria nel 1942, passò all’Arma in s.p.e. e completò gli studi di giurisprudenza; dopo l’armistizio entrò nella Resistenza, operando in clandestinità negli Abruzzi e nelle Marche e nel 1944 partecipò alla presa di Roma con le truppe alleate.
Dopo la guerra comandò la Compagna di Casoria e quindi in Sicilia nella formazione Forze Repressioni Banditismo.
Sempre in Sicilia comandò il Gruppo Squadriglie di Corleone e svolse ruoli importanti e di grande delicatezza, meritando una Medaglia d’Argento al Valor Militare.
Una breve parentesi di servizio a Firenze, a Como e presso il comando di Brigata di Roma nel 1964, parentesi caratterizzata anche da un asserito contrasto con il Generale Giovanni De Lorenzo, che era divenuto Comandante Generale dell’Arma e che l’aveva destinato, ormai tenente colonnello al comando di istituti di istruzione in Piemonte.
Nel 1964 passò al coordinamento del nucleo di polizia giudiziaria presso la Corte d’Appello di Milano, che poi unificò e diresse come nuovo gruppo.
Dal 1966 tornò in Sicilia con il grado di colonnello, al comando della Legione carabinieri di Palermo dove assicurò alla Giustizia boss come Gerlando Alberti e Frank Coppola ed iniziando a seguire piste che avrebbero aperto al successivo disvelamento delle relazioni fra mafia e politica.
Nel 1968 intervenne con i suoi reparti in soccorso delle popolazioni del Belice colpite dal sisma, riportandone una medaglia di bronzo al valor civile.
Nel 1973 fu promosso al grado di Generale di Brigata e nel 1974 divenne comandante della Regione militare di nord-ovest con giurisdizione su Piemonte, Valle d’Aosta e Liguria.
Nel 1974 creò una struttura antiterrorismo con base a Torino che gli consentì di catturare tra gli altri Renato Curcio e Alberto Franceschini esponenti di spicco delle Brigate Rosse.
Nel 1977 fu nominato Coordinatore del Servizio di Sicurezza degli Istituti di Prevenzione e Pena; passato Generale di Divisione, nel 1978 ottenne poteri speciali per diretta determinazione governativa e fu nominato Coordinatore delle Forze di Polizia e degli Agenti Informativi per la lotta contro il terrorismo.
La concessione di tale poteri speciali fu veduta da taluni come pericolosa o impropria e le estreme sinistre la catalogarono come atto di repressione.
Mise in pratica diverse forme di intervento, in particolare sollecitando ed ottenendo dal governo la formalizzazione di un rapporto privilegiato con la delazione interna al movimento eversivo, creando anche giuridicamente la figura del pentito.
Ebbe successo nell’individuare ed arrestare gli indiziati esecutori materiali degli omicidi di Moro e della sua scorta, nell’arrestare centinaia e centinaia di fiancheggiatori o presunti tali, rassicurando l’opinione pubblica sulla giustezza delle scelte effettuate e riconoscendo al contempo all’Arma una generalizzata fiducia popolare.
Il ripetersi di brillanti operazioni e prestigiosi successi celebrati dalla stampa nazionale ed internazionale fanno si che le polemiche iniziali vengano a smorzarsi.

Dal dicembre 1979 al dicembre 1981 comandò la prestigiosa Divisione Pastrengo a Milano per poi arrivare nel 1982 alla carica di Vice Comandante Generale dell’Arma.

Carlo Alberto dalla Chiesa

Al suo fianco, dopo la morte dell’amatissima moglie Dora Fabbo, una seconda giovanissima moglie: Emanuela Setti Carraro.
Intanto il Ministro degli Interni comincia a pensare ad un nuovo incarico per il Generale Dalla Chiesa.
L’escalation mafiosa è fortissima e l’austero generale sembra la persona giusta per arrestarla. Il Ministro ne parla con il Presidente del Consiglio Giovanni Spadolini, poi con i segretari dei cinque partiti di maggioranza ed infine sonda gli umori delle forze di opposizione. Da tutti un aperto consenso.
Nel mese di maggio, la nomina a Prefetto a Palermo.
Al suo arrivo trova una situazione pesante perchè è scoppiata una guerra tra le cosche, causata dal progetto di creare una nuova Las Vegas ad Atlantic City il cui guadagno netto stimato si aggirerebbe intorno ai 130 miliardi di lire all’anno.
La raccolta dei fondi per l’operazione si rivela un successo, ma un controllo di contabili di Cosa Nostra scopre un ammanco di 20 miliardi.
Anche l’uccisione del segretario regionale del PCI Pio la Torre, avvenuta il giorno precedente l’arrivo di Dalla Chiesa a Palermo, sembra un avvertimento rivolto proprio a lui. Il segnale che la mafia non gli darà tregua.
Il generale reagisce con un gesto di sfida. Esce dalla prefettura, sale su un taxi e si fa portare in pieno centro, a piazza Politeama e si mischia con la gente.
Una cosa la capisce subito, per conquistare l’appoggio del pubblico a rompere l’omertà mafiosa deve mostrare a tutti di non aver paura. Incontra gli operai dei cantieri, gli studenti del liceo Garibaldi: sa che la carenza di poteri può essere colmata suscitando nell’immediato un clima di consenso popolare.
Il Prefetto Dalla Chiesa non si fa illusioni “
Certamente non sono venuto per sgominare la mafia, perchè il fenomeno mafioso non lo si può sgominare in una battaglia campale, in una guerra lampo, un cosidetto blitz. Però vorrei riuscire a contenerlo, per poi sgominarlo”
A Palermo lamentò più volte la carenza di sostegno da parte dello Stato (“Mi mandano in una realtà come Palermo con gli stessi poteri del prefetto di Forlì”).
Per sconfiggere la mafia ha messo a punto un progetto ben definito che prevede la creazione di centri antimafia alle sue dipendenze dirette in varie Prefetture a livello nazionale oltre che nelle province siciliane; la facoltà di ordinare indagini finanziarie ed intercettazioni telefoniche, la formazione di nuclei costituiti da ufficiali di sua fiducia. Qualcosa di analogo alla struttura di cui si era servito nella lotta al terrorismo delle Brigate Rosse, ma a Roma si è restii a conferirgli poteri più significativi di quelli del Ministro degli Interni.
Anche le richieste più modeste vengono accolte solo parzialmente.
Tuttavia Dalla Chiesa agisce. In due blitz successivi interrompe con 10 arresti il summit dei vincitore corleonesi a Villagrazia, mentre in Via Messina Marine scopre una raffineria di eroina.
Nel giugno del 1982 invia il rapporto dei 162, una vera mappa del crimine organizzato. Per 20 giorni i Magistrati tacciono, poi spiccano 87 mandati di cattura: 18 arresti, ma restano latitanti una ventina dei più grossi capi mafiosi.
La situazione dal punto di vista degli aiuti da parte del governo centrale non migliora ed allora per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla situazione inizia a confidare le sue preoccupazioni ai giornalisti con diverse interviste.
Tali uscite pubbliche vengono interpretate come una polemica diretta con Rognoni. Qualche collega lo riferisce al ministro. Tra il ministro ed il generale si rende ormai necessario un chiarimento.
Sei giorni dopo ferragosto, i due si incontrano a Ficuzza, nei pressi di Corleone, per la commemorazione di un ufficiale dei carabinieri ucciso dalla mafia cinque anni prima.
Il ministro promette che nella riunione del comitato nazionale per la sicurezza, in programma il 7 settembre a Roma, verranno concretizzate alcune delle richieste fatte.
Ma il 7 è tardi: i successi ottenuti e le indagini in corso fanno si che Cosa Nostra decide che è il momento di risolvere il problema Carlo Alberto.
La sera del 3 settembre 1982 alle ore 21 e15, la A112 guidata dalla moglie e sulla quale viaggiava il Prefetto, viene affiancata lungo la via Carini di Palermo da una BMW con a bordo Antonino Madonia e Calogero Ganci che fecero fuoco attraverso il parabrezza e trenta pallottole di Kalashnikov falciano il Generale Dalla Chiesa e la moglie Emanuela Setti Carraro che lo stesso aveva vanamente tentato di difendere con il proprio corpo.
Un altro killer in motocicletta affianca la macchina con a bordo Domenico Russo, scorta del prefetto, e lo fredda.
Al funerale ci sono molte grida in favore della pena di morte, e solo il Presidente Sandro Pertini riesce a raggiungere indisturbato la sua auto mentre altre personalità politiche vengono circondate, spintonate e fatte oggetto a lancio di monetine.
Il 5 settembre arriva una telefonata anonima al quotidiano La Sicilia: “L’operazione Carlo Alberto è conclusa”.
Al Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa sono state conferite, tra le altre:
Due Croci di guerra
Medaglia di Benemerenza Volontari della II Guerra Mondiale
Medaglia d’Argento al Valor Militare
Medaglia di Bronzo al Valor Civile
20 Encomi Solenni
Grande Ufficiale al merito della Repubblica Italiana
Croce di Grande Ufficiale dell’Ordine Militare d’Italia

Dopo la sua morte gli fu conferita la Medaglia d’Oro al Valor Civile con la seguente motivazione:

GIA’ STRENUO COMBATTENTE, QUALE ALTISSIMO UFFICIALE DELL’ARMA DEI CARBINIERI, DELLA CRIMINALITA’ ORGANIZZATA, ASSUMEVA ANCHE L’INCARICO, COME PREFETTO DELLA REPUBBLICA, DI RESPINGERE LA SFIDA LANCIATA ALLO STATO DEMOCRATICO DALLE ORGANIZZAZIONI MAFIOSE, COSTITUENTI UNA GRAVISSIMA MINACCIA PER IL PAESE. BARBARAMENTE TRUCIDATO IN UN VILE E PRODITORIO AGGUATO, TESOGLI CON EFFERATA FEROCIA, SUBLIMAVA CON IL PROPRIO SACRIFICIO UNA VITA DEDICATA, CON ECCELSO SENSO DEL DOVERE, AL SERVIZIO DELLE ISTITUZIONI, VITTIMA DELL’ODIO IMPLACABILE E DELLA VIOLENZA DI QUANTI VOLEVA COMBATTERE.
Palermo 3 settembre 1982

Il Generale Dalla Chiesa siede tra gli eroi che l’Arma dei Carabinieri ha donato al Paese ed al Popolo italiano, ed anche quando si affievolisce il ricordo di lontani eroismi, resta indelebile la nuda, spartana virtù del dovere compiuto in nome di una società civile.


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